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Sito dedicato al Carnevale di Sappada, alla sua storia, alle sue consuetudini e alle maschere che vi partecipano.

il Carnevale

A Sappada, il Carnevale è la più importante festa popolare dell’anno. Particolarmente lungo è il periodo dei festeggiamenti: le giornate fondamentali del Carnevale sappadino –Plodar Wosënocht nella parlata locale- sono le tre domeniche che precedono la Quaresima, il giovedì grasso –Vastign Vinzntog-, dedicato alla sfilata dei carri, il lunedì grasso –Vress Montag-, la giornata dei Rollat,  e il martedì grasso –Spaib Ertag-, in cui una gara mascherata sugli sci conclude i festeggiamenti. Ciascuna domenica è dedicata ad una Mascherata particolare; la prima è la domenica dei poveriPettlar Suntag– cui segue la domenica dei contadiniPaurn Suntag– ed infine la domenica dei signoriHearn Suntag-. Al contrario, dunque, del Carnevale di Comelico, qui le diverse categorie di Maschere non si contrappongono nell’ambito della stessa Mascherata.

Fino a pochi anni fa, anche qui le Mascherate erano itineranti: il Corteo partiva da Cima Sappada, la borgata più lontana, e, fermandosi a visitare alcune case, attraversava tutto il paese arrivando fino alla borgata Lerpa. Attualmente, per motivi pratici, tutte le Maschere si radunano in un luogo prestabilito dove, tra scenette e balli, si svolge la festa.

La Maschera-guida del Carnevale sappadino, è il Rollate – Rollat. Il Rollat è sempre impersonato da un uomo, alto e robusto perché deve essere una Maschera imponente, severa e capace di incutere soggezione. E’ vestita con un pellicciotto marrone di montone dall’ampio cappuccio, sul quale risalta un fazzoletto annodato, bianco per i celibi, rosso per gli uomini sposati; i pantaloni, piuttosto larghi a righe bianche e marroni, sono ricavati dalla Hille, la tela con cui si copre il bestiame nel periodo invernale. Severa è anche la maschera lignea che copre il viso e che cela per tutta la giornata l’identità dell’attore; risponde a precisi canoni estetici: i folti baffi e le grandi sopracciglia caratterizzano questo volto dai lineamenti forti ma mai esagerati; lo sguardo è serio e burbero. Legate in vita ha le Rollen, le pesanti sfere di bronzo o ferro da cui prende il nome la Maschera. Il Rollat procede con passo lento e reso pesante dagli scarponi chiodati che indossa; l’andatura cadenzata fa risuonare le Rollen che risuonano ad ogni passo e ne annunciano l’arrivo all’inizio della Mascherata e poi accompagnano il Corteo fino a sera quando il loro suono si perde in lontananza, nelle varie borgate. Spetta al Rollat aprire il Corteo; non sarebbe possibile una Mascherata senza almeno due o tre Rollat; suo compito è anche proteggere le Maschere dal pubblico; un elemento fondamentale del costume è la scopa di saggina che tiene costantemente in mano e che ora usa per spazzare in terra, ora fa vibrare minacciosamente verso il pubblico e i bambini. Essi, ancora oggi, si divertono a “stuzzicare” il Rollat il quale, per dimostrare di essere all’altezza del ruolo, li deve inseguire e mettere in fuga. Una certa violenza non è estranea a questo personaggio; in paese molti ricordano occasioni in cui i Rollat hanno gettato nelle fontane i bambini più intraprendenti che si erano avvicinati troppo. Alcuni dicono anche che in passato il vestirsi da Rollat fosse un’occasione per vendicarsi di offese subite nel corso dell’anno e che molte delle fratture che sono visibili sulle maschere più vecchie sono dovute proprio a questi “regolamenti di conti”. Ma il Rollat, pur essendo una Maschera che deve incutere timore e rispetto, mantiene per la maggior parte del tempo un comportamento serio e misurato: si ferma a parlare con la gente, entra nelle case dove la sua visita è considerata un motivo di orgoglio ed è ricambiata con l’offerta di cibo e bevande. Un bravo Rollat deve essere in grado di parlare in dialetto, sapersi muovere in modo appropriato per far risuonare le rollen e soprattutto deve riuscire a mantenere l’anonimato parlando in falsetto e cercando di sviare le domande delle persone troppo curiose.

Lorvn – i Volti

Lo studio delle maschere lignee, i cui risultati vengono qui illustrati, è stato  condotto a più riprese in un periodo di tempo compreso tra febbraio e settembre 1997.
L’obiettivo che ci si era prefissati era di procedere ad un esame quantitativo e qualitativo della produzione mascheraria locale che permettesse di stabilire il
numero di maschere (Lorvn) esistenti a Sappada (Plodn) e le loro caratteristiche fondamentali. Tale ricerca va collocata nell’ambito di uno studio approfondito sul Carnevale locale; un Carnevale in cui, è bene ricordare, la maschera di legno svolge ancora un ruolo essenziale perché è considerata l’unica adatta per prendere parte alle tradizionali mascherate della Domenica dei poveri (Pettlar Suntag), dei contadini (Paurn Suntag) e dei signori (Hearn Suntag). A Sappada, infatti, tutti i partecipanti a queste mascherate indossano unicamente maschere di legno, non tanto per obbedire a regole fissate quanto perché la lorve è sentita da ogni sappadino elemento fondamentale della propria tradizione carnevalesca.
Le moderne maschere di plastica o di altri materiali possono eventualmente essere adatte per qualche travestimento particolare del Giovedì Grasso (Vastign Vinzntog), occasione in cui si è più svincolati dal mascheramento tradizionale dei cortei domenicali.
Fondamentale per l’esito della ricerca è stata la collaborazione degli abitanti di Sappada che hanno messo a disposizione le proprie maschere, hanno fornito le informazioni che sono state loro richieste e spesso hanno anche riferito curiosità e aneddoti riguardanti le maschere e il Carnevale.
Una fase importante del lavoro è stata proprio quella della ricerca delle maschere, girando di casa in casa o attraverso un “passa-parola” in cui si sono prodigati diversi abitanti, interessati al buon esito dello studio.

Chi siamo

Cristina Ianniello

Nata a Roma il 19 gennaio 1961.
Maturità Classica nel 1980.
Laurea in Lettere, indirizzo demo-etno-antropologico, nel 1987 con Tesi sperimentale in Etnologia dal titolo “Il Carnevale a Comelico Superiore”.
Nel 1987 ha realizzato la sezione relativa alla cultura popolare nell’ambito della Mostra fotografica “La Laga, i Monti, la Gente, il Degrado”,.
Ha collaborato con l’Istituto Culturale Ladino di Vigo di Fassa (TN) realizzando una pubblicazione avente come argomento lo studio del Carnevale di Comelico Superiore (BL).
Ha seguito un corso di specializzazione post-universitario dedicato alla “Didattica dell’interazione culturale”.
Nel 1995 ha realizzato, per conto della CARIVERONA S.p.A., il capitolo dedicato ai Carnevali e ai riti di fine anno del volume dal titolo “La cultura popolare nel Bellunese”.
Nel 1996 ha presentato la relazione “Le maschere del Carnevale di Comelico Superiore (BL)” al Convegno internazionale “Maschere e corpi – Tempi e luoghi del Carnevale dal Medio Evo ad oggi”.
Sta conducendo ricerche per approfondire alcuni aspetti peculiari dei Carnevali dell’arco alpino.
Nel 1997 ha svolto, mediante schedatura e catalogazione, una ricerca relativa alle maschere lignee del Carnevale di Sappada (BL).

 

PUBBLICAZIONI

1988 – Il  Carnevale  a  Comelico  Superiore. Mondo Ladino.
1995 – Carnevali e riti di fine anno. In PERCO D. (a cura di) – La cultura popolare nel bellunese.
1996 – Il Carnevale a Comelico Superiore. I quattro campanili.
1996 (in stampa) – Le maschere del Carnevale di Comelico Superiore (BL). Atti del Convegno internazionale “Maschere e corpi – Tempi e luoghi del Carnevale dal Medio Evo ad oggi”.
1998 – Lorv’n – Maschere lignee del Carnevale di Sappada – Plodn (BL). Roma; volume e CD-ROM.

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