Lorvn – testo

La ricerca basata sullo studio delle maschere lignee, i cui risultati vengono qui illustrati, è stata condotta a più riprese in un periodo di tempo compreso tra febbraio e settembre 1997.

L’obiettivo che ci si era prefissati era di procedere ad un esame quantitativo e qualitativo della produzione mascheraria locale che permettesse di stabilire il numero di maschere esistenti a Sappada-Plodn e e le loro caratteristiche fondamentali. Tale ricerca va collocata nell’ambito di uno studio approfondito sul Carnevale locale; un Carnevale in cui, è bene ricordare, la maschera di legno svolge ancora un ruolo essenziale perché è considerata l’unica adatta per prendere parte alle tradizionali Mascherate della Domenica dei poveri (Pettlar Suntag), dei contadini (Paurn Suntag) e dei signori (Hearn Suntag). A Sappada, infatti, tutti i partecipanti a queste mascherate indossano unicamente maschere di legno, non tanto per obbedire a regole fissate quanto perché la “lorve” è sentita da ogni sappadino elemento fondamentale della propria tradizione carnevalesca.

Le moderne maschere di plastica o di altri materiali possono eventualmente essere adatte per qualche travestimento particolare del Giovedì Grasso (Vastign Vinzntog), occasione in cui si è in ogni caso più svincolati dal mascheramento tradizionale dei cortei domenicali.

Fondamentale per l’esito della ricerca è stata la collaborazione degli abitanti di Sappada (proprietari ed autori) che hanno messo a disposizione le proprie maschere, hanno fornito le informazioni che sono state loro richieste e spesso hanno anche riferito curiosità e aneddoti riguardanti le maschere e il carnevale.

Una fase importante del lavoro è stato proprio quella della ricerca delle maschere, girando (quasi) di casa in casa o attraverso un “passa-parola” in cui si sono prodigati diversi abitanti, interessati al buon esito dello studio.

Ogni maschera è stata fotografata, misurata ed esaminata; per ciascuna di esse è stata compilata una scheda in cui sono stati riportati questi dati oltre alle informazioni raccolte e a una descrizione.

Il modello di scheda utilizzato, che è illustrato in dettaglio nel capitolo successivo, è stato elaborato tenendo conto delle specifiche caratteristiche relative alla produzione mascheraria locale che sono emerse nel corso dell’indagine, oltre che alle schede FKO usate per la catalogazione del patrimonio folklorico nazionale, e di schede già utilizzate per ricerche simili.

Tramite i proprietari è stato possibile risalire agli autori ai quali si devono le informazioni più tecniche relative alla produzione: il tipo di legno usato, l’anno di produzione, eventuali particolari procedimenti per migliorare la funzionalità della maschera, la tecnica di pittura adottata; nei casi in cui l’autore non abbia pitturato egli stesso la maschera, si è contattato il pittore che ha fornito le informazioni necessarie. Quando invece l’autore o il pittore era ignoto al proprietario, si è proceduto in modo diverso, contattando ripetutamente i principali autori e pittori che in molti casi hanno riconosciuto dalle fotografie loro mostrate i propri lavori, permettendo così di completare le informazioni relative a tali maschere.

Per la maggior parte delle maschere, dunque, è stato possibile compilare delle schede esaurienti e precise. Per alcune però non è stato sempre possibile contattare l’autore o il pittore che in questi casi sono rimasti ignoti. Per queste maschere alcuni dati sono stati suggeriti da informatori o ricavati dall’osservazione diretta e dalla comparazione e riportati nella scheda in forma di ipotesi. (nei casi troppo dubbi si è preferito omettere l’informazione).

Nel corso della ricerca sono state prese in tutte le maschere che è stato possibile esaminare nel periodo indicato, comprese quelle di produzione molto recente; non sono dunque stati posti limiti cronologici ma è stato posto come vincolo fondamentale la funzionalità delle maschere. Sono dunque state esaminate solo le maschere adatte per essere indossate, e quindi rispondenti a precisi canoni di funzionalità, primo tra tutti la calzabilità. Si tratta per lo più di maschere già usate nelle mascherate ma sono state prese in esame e quindi compaiono nello schedario anche maschere che per motivi diversi non sono ancora state usate ; in ogni caso si  tratta di maschere che si trovano nella case sappadine e che non sono state fatte per essere vendute nei negozi di souvenir.

Solo per alcuni esemplari con caratteristiche particolari è stata segnalata nella scheda la possibilità che si tratti di maschere non adatte all’utilizzo.

Nei casi noti è stato segnalato se la maschera non è stata utilizzata e inoltre in ogni scheda è annotata la presenza o meno dei fori per gli elastici o di altri sistemi di sostegno che (insieme ad altri elementi) dimostrano se la maschera è stata utilizzata.

I risultati della ricerca possono considerarsi positivi sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo. Sono state individuate 313 maschere, cifra ben superiore alle aspettative iniziali ed è stato possibile ricavare dal materiale esaminato una serie di dati che permettono diverse considerazioni e riflessioni non solo sulla produzione mascheraria e sulle maschere in sé, ma anche sul Carnevale nel suo complesso.

((Vediamo dunque alcuni dei dati che è stato possibile ricavare dalla ricerca.))

I Risultati: come interpretarli

E’ stato esaminato un numero significativo di maschere che ben rappresenta la produzione mascheraria di Sappada-Plodn e il materiale è risultato molto vario e interessante. Vediamo dunque quali considerazioni possiamo ora ricavare dall’analisi dei risultati.

Nonostante l’abbondanza del materiale appare evidente che il numero di maschere d’epoca è (molto) limitato. E comunque le maschere presenti a Sappada per le quali è stato possibile attribuire una datazione seppure approssimativa non sono anteriori agli ultimi anni dell’800.

Tra questo gruppo di maschere più vecchie la maggior parte sono attribuite allo stesso autore (“Knuolar”, 1875-1929) (per qualche maschera il giudizio non è concorde) il quale sembra esser stato tra gli autori più attivi di quel periodo.

Questa relativa scarsità di esemplari antichi è piuttosto comune anche in altre aree: la maschera è un oggetto facilmente deteriorabile e per molto tempo (è stato) considerato di scarso valore; quindi, una volta rovinata finiva nel fuoco, sostituita da una nuova.

Qualcuno in paese per spiegare questo fatto ricorda anche gli incendi (quando) che hanno distrutto le case di legno con tutte le suppellettili. Da non dimenticare poi che Sappada è stata visitata da tempo da collezionisti e antiquari che possono aver portato le maschere più antiche chissà dove.

E’ possibile poi che qualche altro esemplare antico sia ancora all’interno di qualche casssa ben custodito dal geloso proprietario.

Appare altrettanto evidente come ci sia stato, a partire dagli anni ’80, un incremento notevole della produzione e soprattutto in questi ultimi anni la presenza di un numero di autori particolarmente attivi.

Scarsi invece gli esemplari della prima metà del ‘900, negli anni ’60 e ’70 si nota una certa ripresa; gli autori più attivi in questo periodo sono Solero Francesco e Piller Gabriele che provvedono quasi da soli alla produzione.

E’ facile mettere in relazioni questi dati relativi alla produzione di maschere con gli avvenimenti storici di grande portata come i conflitti mondiali ma anche con le vicende locali del Carnevale che ha avuto nel corso egli anni periodi di vitalità alternati a periodi di decadenza.

Non è forse un caso che dall’abbondante produzione di questi anni corrisponda un interesse crescente da parte dei “mass media” e del cosiddetto turismo culturale nei confronti del Carnevale locale.

Le maschere di Sappada si dividono im maschere da Rollat, da uomo e da donna; non esistono maschere tradizionali animalesche e tra tutte quelle esaminate solo due hanno corna animali.

Quelle da Rollat devono rispondere a precisi canoni estetici: volto maschile dai lineamenti forti ma regolari e non esagerati, folti baffi scuri che scendono ai lati della bocca, espressione severa, talvolta accigliata. Per i sappadini, molto critici nei loro giudizi, le maschere da Rollat migliori sono quelle che, anche solo con lo sguardo, riescono ad incutere un senso di paura nello spettatore. E’ chiaro dunque che le maschere più belle da Rollat siano utilizzate solo per questo ruolo e siano conservate con estrema cura dai proprietari.

Capita invece che altre maschere, definite da Rollat, non siano poi così ben caratterizzate tanto che, secondo alcuni informatori, possono essere adatte anche per altri ruoli.

Non c’è una divisione netta tra le maschere per la Domenica dei poveri, dei contadini e dei signori; le maschere piuttosto generiche possono essere usate indifferentemente in ciascuna mascherata, ciò che poi conta è l’abbigliamento. Capita così che alcuni volti femminili dai lineamenti regolari, senza particolari espressioni, compaiano in tutte le mascherate.

Diverso è il caso delle maschere dai lineamenti o dall’espressione molto particolari; non è ammissibile, almeno in teoria, che una maschera con un volto emaciato o con difetti fisici possa essere usata per una mascherata dei signori, così come maschere definite troppo “paffute” non possano partecipare alla mascherata dei poveri.

Attualmente vi è un discreto numero di maschere femminili, la maggior parte di produzione molto recente (). Tra le maschere più vecchie compere un solo esemplare femminile attribuito a “Knuolar”  e negli anni ’70/’80 è stato riferito che era piuttosto sentita la mancanza di volti femminili.

Recente è anche la produzione di maschere per bambini; mancano completamente esemplari antichi e la produzione più abbondante risale agli ultimi 8/10 anni. Si tratta tranne poche eccezioni di maschere da Rollat, in genere molto ben fatte, rispondenti ai canoni estetici tradizionali e molto curate per l’aspetto funzionale, essendo ben scavate e leggere.

Anche l’aumento delle maschere da Rollat per bambini è segno dei cambiamenti, se si pensa che il Rollat è la maschera che “deve” incutere timore e spaventare soprattutto i bambini.

Pur con la diversità di stile, tipica di ogni costruttore, le maschere di Sappada possono essere definite, in riferimento ai canoni estetici, tradizionali; rispondono a canoni che sono localmente diffusi e nel complesso gli autori hanno mantenuto una tipologia piuttosto costante: a sé stante, come si è visto, è il tipo da Rollat, molto diffusa è l’uomo coi baffi, il contadino rubizzo e sorridente, la donna giovane dai lineamenti regolari, la donna anziana paffutella o con difetti fisici.

Relativamente recente è l’introduzione del volto maschile piuttosto giovanile, con baffi e barba molto folta ed estremamente curata. La prima maschera di questo tipo è stata la n° 96 che per alcuni aspetti, pare essere stata ispirata dalle figure dell’arte statuaria classica.

Se nel complesso gli autori si attengono a questi modelli, alcuni invece si differenziano perché si staccano da queste immagini e si lasciano ispirare prevalentemente dalla propria fantasia, creando delle maschere che sono però difficilmente utilizzabili nelle mascherate tradizionali domenicali. E’ questo il caso della produzione di Piller Cottrer Luigi e Piller Davide.

Particolare è anche una parte della produzione di Piller Gabriele che si è dedicato talvolta, unico a Sappada, alla caricatura dei personaggi famosi.

Le maschere più particolari e fantasiose trovano maggiormente utilizzo in occasione delle mascherate del Giovedì Grasso e della manifestazione del No Club il Martedì Grasso, quando si è più svincolati dai mascheramenti tradizionali e si da vita a scenette di argomento molto vario.

Se si scorre la lista degli autori appare evidente come a Sappada la produzione di maschere sia ancora un’attività unicamente maschile.

Le donne invece cominciano a comparire nella fase di pittura della maschera, infatti nell’elenco dei pittori compaiono 8 donne.

Piuttosto varia è l’attività professionale degli autori, non sempre legata all’artigianato del legno, così come è varia l’età degli autori delle maschere degli ultimi 10 anni. Accanto a coloro che erano già attivi o cominciavano a produrre negli anni ’70 e nei primi anni ’80, troviamo una serie di autori, diversi giovani, che soprattutto negli ultimi 4/5 anni hanno cominciato a dedicarsi a queste attività contribuendo a incrementare il patrimonio mascherario di Sappada.

Ancora alcune considerazioni si possono fare riguardo al tipo di legno usato e alla decorazione pittorica.

Tra i legni più usati compaiono il cirmolo, l’ontano e il weymouth. Più raro il tiglio che è considerato da alcuni autori il legno adatto per le maschere perché è compatto e con pochi nodi.

Raramente compaiono altri tipi di legno apprezzati per qualità particolari ma non di facile lavorazione. Ad esempio alcuni autori apprezzano il faggio perché è un legno che permette alla voce di risuonare bene ma si tratta di un legno molto duro da lavorare.

Pur non volendo entrare in questa fase dello studio in una valutazione tecnica ed estetica, appare evidente come gli esemplari più vecchi, almeno quelli che appaiono più rifiniti, presentino una levigatura finale della superficie esterna, e spesso anche di quella interna, molto accurata (cfr. n° 80).

Attualmente è piuttosto diffusa la lavorazione a scalpello in cui vengono lasciati evidenti i “tagli vivi” che nei casi rendono la superficie sfaccettata. Anche alcuni autori che in passato levigavano molto la maschera, nelle ultime creazioni hanno adottato questa altra tecnica di lavorazione poiché, riferiscono, “la gente preferisce così questo tipo di maschere piuttosto che le altre che sembrano di plastica”.

Sia il cirmolo sia il weymouth sono legni che non si trovano in zona; il cirmolo (Pinus cembra) indicato da qualcuno come cirmolo italiano per distinguerlo dal weymouth, proviene da località italiane vicine, come ad esempio Misurina; il weymouth (Pinus strobus) è un albero presente in Italia come pianta ornamentale; il legname è invece importato dalla Germania ed è per questo indicato dagli autori come cirmolo tedesco.

Entrambi questi legni sembrano essere utilizzati prevalentemente dagli autori, falegnami di professione o da coloro che producono un numero consistente di maschere ogni anno. Di questi legni è apprezzata in particolare la facilità di lavorazione e la leggerezza. Mancano esemplari di maschere in cirmolo o weymouth tra le più vecchie e sono rare fino agli anni ’70.

L’ontano (Alnus sp.) è una pianta che cresce in zona e gran parte delle maschere più vecchie sono costruite con questo legno. E’ ancora il materiale preferito da coloro che hanno una produzione di maschere più limitata ad un ambito familiare. E’ considerato il legno tipico delle maschere sappadine ed è apprezzato anche perchè più economico.

Tranne poche eccezioni le maschere sappadine sono tutte pitturate. Per lo più sono usati colori a olio, a tempera o acrilici, stesi in modo più o meno fitto; soprattutto in passato sono state usate spesso vernici di “recupero”, molto dense e coprenti.

Diffusa è attualmente la colorazione con il mordente: spesso se ne usano varie tonalità, più chiaro per il volto e più scuro per i baffi. Molto spesso è usato il termine dialettale “pais” ( o “paiz” o “baiz(e)”) per indicare questo tipo di colorante. Il mordente non copre completamente la superficie ed è apprezzato dagli autori che vogliono che si veda il lavoro di levigatura o al contrario la lavorazione a scalpello della superficie. In alcuni casi vengono utilizzate tecniche di invecchiamento o altri procedimenti per creare effetti particolari. Nella decorazione pittorica nel complesso generalmente si tende ad usare colori (piuttosto naturali) che rendono il colorito naturale del viso.

Solo nelle maschere più particolari che come si è detto si discostano dai canoni più tipici di Sappada anche la scelta dei colori è libera e fantasiosa (cfr. n° 39 o n°111).

Come si vede dalle schede non sempre l’autore delle maschere è anche il pittore; la fase della decorazione pittorica è considerata molto importante ed è molto curata soprattutto nelle maschere più recenti; in alcuni casi la maschera viene pitturata all’interno della cerchia familiare. in alcuni casi dalle donne, ma molto spesso ci si rivolge a decoratori o pittori. Ci si rivolge a pittori o decoratori, in alcuni casi anche per far ripitturare.

Per le maschere più antiche le informazioni riguardo questo punto sono lacunose e non è stato possibile ricavare informazioni sull’autore della pittura; le maschere maschili di “Knuolar” sono pitturate con cura e precisione, con colori dai toni naturali così come la n° 80; alcune di esse sono state ripitturate, con certezza sappiamo ad esempio la n° 289.

Putroppo altre maschere piuttosto vecchie sono state ripitturate con minor cura.

Alcune maschere antiche come quelle maschili di “Knuolar” o la n° 180 sono pitturate, benché la vernice sia piuttosto rovinata,  con cura e precisione, con colori dai toni naturali; altre maschere vecchie presentano invece delle pitture meno accurate. Alcune di esse sono state completamente ripitturate, ad esempio si sa con certezza la n° 289, in alcuni casi purtroppo modificando molto l’aspetto originario; in altri casi sono stati fatti ritocchi come si può vedere osservando la superficie della maschera.

Le schede

Nelle schede che seguono è stato omesso, per motivi di riservatezza, in alcuni casi espressamente richiesti , il nome del proprietario. Nel corso della ricerca non si è voluta dare una valutazione estetico-tecnica delle maschere, aspetto che esula dagli intenti di questo lavoro, ma si è voluto descrivere nel modo più dettagliato possibile le caratteristiche di ciascuna; pertanto le varie definizioni adottate nelle schede vanno interpretate in tal senso.

L’importante in questa fase del lavoro è stato raccogliere quante più informazioni e dati possibili su ciascun esemplare in modo da avere materiale esauriente che può essere confrontato ed eventualmente servire in un secondo momento come base per giudizi estetico-qualitativi.

Come è stato detto in precedenza le notizie relative all’autore, all’anno di produzione e al materiale sono state fornite quasi sempre dagli autori; nei casi in cui le informazioni sono state fornite come non totalmente sicure e precise, i dati sono preceduti da “ca.” o da “prob.”.

In ogni scheda sono riportate le informazioni relative alla produzione della maschera, al suo utilizzo e una sua descrizione.

La scheda è stata elaborata in modo da rendere facile la lettura e l’individuazione dei dati. Le prime voci riguardano l’autore, il suo anno di nascita e la professione. In rilievo è anche l’anno di produzione; segue poi la voce “materiale” in cui è riportato il tipo di legno usato e le “misure” (H x L) della maschera.

La voce “tipo” si riferisce alla tipologia  della sezione posteriore della maschera ed è rappresentata dai modelli A, B, C e D che si possono osservare nella figura 1 tratta da …. Nel tipo A la sezione posteriore della maschera è caratterizzata da bordi superiori molto arrotondati e dalla sezione della curvatura del bordo inferiore in direzione del mento.

Nel tipo B i bordi superiori sono sempre arrotondati ma meno rispetto al tipo precedente e il bordo scende dritto in direzione del mento.

Nel tipo C il bordo superiore incontra i bordi laterali ortogonalmente.

Il tipo D è caratterizzato da un’unica sezione posteriore longitudinale (che rende la maschera più adatta ad essere appesa al muro piuttosto che indossata).

Questa tipologia è stata elaborata per lo studio delle maschere carnevalesche di Vigo di Fassa dove si è visto che esiste una relazione tra tipologia di costruzione, periodo di manifattura e qualità di esecuzione.

Nel corso della ricerca a Sappada è emerso che questo tipo di distinzione non sempre è così netta tra le maschere locali e soprattutto che non è possibile stabilire trovare una stretta corrispondenza tra periodo di manifattura, tipologia costruttiva e raffinatezza di esecuzione.

Nella scheda si è voluto comunque inserire questo dato e lo si è riferito essenzialmente alla tipologia dei bordi; è bene ricordare però che in molti casi le maschere sono al limite tra un tipo e l’altro ; indicando ad es. con A/B si vuole intendere che la sezione è di tipo A ma meno arrotondata e quindi tendente a B; e così B/A sarà essenzialmente B ma più arrotondata e così via.

In “Luogo di provenienza” e “Luogo di produzione” sono riportati rispettivamente la località in cui si trova attualmente la maschera e quello in cui è stata prodotta.

Trattandosi per lo più di maschere prodotte a Sappada è sembrato interessante riportare le borgate di provenienza e di produzione.

In “Produzione – metodi” sono riportate le informazioni relative alle modalità di lavorazione della maschera: se è stata ricavata da uno o più pezzi di legno; la presenza o meno di aperture per la bocca e il naso; per quanto riguarda la lavorazione della superficie interna o esterna viene riportato se le superfici sono più o meno rifinite, se sono state levigate con la carta vetrata oppure se è evidente la lavorazione a scalpello, avendo l’autore preferito lasciare i “tagli vivi” sulla superficie della maschera.

Ancora, si trovano informazioni di massima sullo spessore dei bordi e se la maschera è più o meno scavata all’interno; inoltre se sono presenti, modellati o pitturati, elementi come i capelli, le sopracciglia, i baffi, la barba e se i lineamenti sono modellati; per concludere, si prendono in considerazione la struttura, non tanto valutata in riferimento al peso quanto alla maggiore o minore robustezza della maschera nel suo complesso e (ancora) la linea, distinta tra squadrata e avvolgente; in molti casi non è stato semplice esprimere una definizione netta poiché molte maschere presentano spesso caratteristiche intermedie; si è cercato pertanto di dare un giudizio che tenesse conto dei    vari elementi nel complesso.

In alcuni casi è riportato anche la profondità della maschera ma solo quando risultasse molto maggiore o molto minore rispetto alla norma; lo stesso è avvenuto con la maggiore o minore pesantezza (dell’esemplare).

“Descrizione”

Nella “descrizione” sono riportate le caratteristiche estetiche principali, quali l’espressione, il taglio degli occhi, il tipo di lineamenti, il colorito. Sono segnalati anche eventuali danneggiamenti o interventi di riparazione nonché le osservazioni relative alla superficie interna come la presenza o meno di patina d’uso, l’eventuale presenza di talco e, nei casi più evidenti, il cromatismo del legno. E’ sempre riportata la presenza o meno dei fori con gli elastici o di altri itpi di sostegno che concorrono a indicare se la maschera è stata già usata.

“Pittura” “Pittore”

Nel corso dell’elaborazione della scheda si è ritenuto interessante riservare uno spazio autonomo rispettivamente alle voci “pittore” e “pittura”. A Sappada infatti non tutti gli autori pitturano le proprie maschere, anzi, vi è un ristretto numero di persone alle quali sia gli autori sia i proprietari si rivolgono per far pitturare, o anche ripitturare, le proprie maschere.

Nella voce “pittura” sono riportate le informazioni relative alla fase della decorazione pittorica: se la tinta è coprente o meno e il tipo di colori usati; viene riportato se sono state adottati procedimenti particolari, come ad es. l’uso della paglietta di ferro per “tirare” il colore e renderlo non uniforme o tecniche per l’invecchiamento. Nei casi noti è stato anche segnalato se la maschera è stata ripitturata.

“Funzione”

In “Funzione” è riportato prima di tutto se si tratta di una maschera maschile, femminile o da Rollat e se è per bambini; nel caso si tratti di maschere ben caratterizzate, viene riportato per quali ruoli sono adatte e, per alcune di esse, in quali occasioni sono state utilizzate. Per altre maschere più generiche, in alcuni casi con lineamenti asessuati, sembra che cambiando l’abbigliamento possano essere utilizzate per ruoli diversi.

Le informazioni sono state ricavate prevalentemente dai proprietari e in alcuni casi esaminando le fotografie delle mascherate carnevalesche.

In “Sigla” è riportata la eventuale iniziale, la data o altre scritte rilevate all’interno della maschera, incise nel legno o scritte a penna; gli eventuali simboli presenti all’interno della maschera sono riportati graficamente nel riquadro all’angolo destro dell’immagine della maschera. Completa la scheda il campo “note” in cui sono riportate eventuali ulteriori informazioni riguardo la maschera, il suo utilizzo o il proprietario; talvolta sono indicate somiglianze con altre maschere.